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L'acqua è la forza che ti tempra, nell'acqua ti ritrovi e ti rinnovi....... Eugenio Montale
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Introduzione:

Chiunque ami frequentare la montagna avrà notato come gran parte dell'evoluzione naturale del territorio passi attraverso una serie di fenomeni erosivi che sussistono indipendentemente dall'operato dell'uomo ed anzi, rispetto a quelli indotti dall'antropizzazione, sono determinanti.

Le catene montuose dell'arco alpino, infatti, presentano caratteristiche orografiche e geologiche fortemente instabili. Ciò è dovuto alla loro formazione relativamente recente ed all'azione degli agenti climatici e meteorologici cui sono sottoposte, che rivestono aspetti peculiarmente continentali: le temperature si alternano con valori assoluti molto elevati e le precipitazioni si scaricano spesso con forte intensità ed imprevedibilità soprattutto durante il periodo estivo. Fenomeni ed aspetti naturali quali un ghiacciaio in lento movimento, un deposito morenico, una fenditura in una roccia, un ghiaione, uno scoscendimento sono la testimonianza di questa evoluzione geomorfologica che porterà nell'arco di centinaia di milioni di anni ad un livellamento dei rilievi, ad un addolcimento dei pendii, ad una generale regolarizzazione delle condizioni climatiche, alla diffusione di nuove specie animali e vegetali adatte alle mutate caratteristiche del territorio.bzsud.JPG (58919 byte)

I fenomeni erosivi citati rappresentano depositi inesauribili di materiale instabile che, sfruttando l'acqua quale veicolo, si riversano periodicamente a fondovalle, laddove l'uomo ha edificato le proprie case, ha tracciato le proprie strade, ha dissodato e destinato terreni all'agricoltura.

Ecco quindi che la tutela di questi beni, la ricerca di dare stabilità e sicurezza alla propria esistenza è umanamente irrinunciabile. Spinto dalla necessità da un lato di utilizzare l'elemento acqua e dall'altro di garantirsi dal pericolo che talora essa può rappresentare, l'uomo ha eretto argini a difesa degli abitati, ha edificato mulini a vicino ai torrenti per trarne la forza motrice, ha bonificato terreni attraverso canalizzazioni e impianti di drenaggio, ha reso navigabili corsi d'acqua per trasporti e commerci, ha aperto canali artificiali, ha costruito dighe per premunirsi dall'effetto delle piene o per le centrali idroelettriche, ed ha assicurato i versanti.

La storia

Nel volgere degli anni, l'opera dell'uomo si è ispirata alle cognizioni teoriche acquisite progressivamente sulla base delle esperienze. La teoria, doveva, e deve tuttora, essere mediata dalle possibilità economiche che suggeriscono dal lato pratico le entità e le metodologie di ogni intervento. Della fine dell'800 sono due piccole dighe di laminazione in Val Martello ed in Val Ridanna (funzionali all'innocuo smaltimento delle ondate di piena provocate da abbondanti precipitazioni o da troppo rapidi fenomeni di disgelo); dei primi dell'800 è il progetto per la bonifica per scopi agricoli delle pianure della Val Venosta e della Bassa atesina con la conseguente rettificazione e accorciamento dell'asta dell'Adige. Migliaia di opere, tra le quali muraglioni arginali, difese di sponda briglie e cunette, sono state realizzate dalla fine del XVIII alla prima metà del XX secolo a compendio dei grossi processi di urbanizzazione.

Grande impulso ha tratto l'attività di sistemazione dei bacini montani specialmente a seguito delle piene disastrose del 1882 che colpirono tutto il Tirolo ed ispirarono per l'anno successivo l'istituzione dell'Imperiale Regio Servizio per la Sistemazione dei Torrenti.

Dagli anni 50 ai primi anni 70 si è proceduto alla sistematica regolazione dei torrenti più pericolosi. Nel contempo, però, anche spinti dalle condizioni economiche che vanno prima stabilizzandosi e divengono poi più fiorenti, si continua ad edificare sui conoidi dei rivi, in posizioni a rischio, si aprono nuove zone al turismo, sorgono strutture ricettive ed impianti destinati al tempo libero, si aprono strade senza che vi sia un effettivo coordinamento delle iniziative o un organo consultivo preposto all'approvazione dei progetti e dei piani urbanistici che consideri attentamente le implicazioni connesse con l'inserimento dell'opera nell'ambiente.

Attualmente si tenta di intervenire, ove possibile, con espropri per restituire all'acqua spazi che in tempi precedenti le sono stati sottratti: si allargano gli alvei, si ricreano zone umide e biotopi, si rinfoltisce la vegetazione in aree che hanno sopportato indiscriminati disboscamenti, si ricostruisce il manto vegetale delle sponde erose.

Tipologia delle opere

L'opera di regolarizzazione dei corsi d'acqua più usata, presente in numero maggiore e forse più familiare all'osservatore comune è la briglia di consolidamento. È un manufatto costruito trasversalmente rispetto alla direzione del flusso e svolge la doppia funzione di rallentare la velocità dell'acqua e di assicurare la stabilità delle sponde, grazie sia all'ancoraggio delle spalle ai versanti, sia alla sua forma, progettata perché l'acqua scorra al centro, occupando la sola sezione di deflusso. Il calcestruzzo è stato fino ad oggi il materiale di più largo utilizzo per le ineguagliabili doti di durata e resistenza, ma da tempo si cerca, ove possibile, di intervenire con metodi alternativi, facendo uso di pietrame e legname, massi e calcestruzzo semplice, massi a secco, ed associando sempre a queste nuove tecniche misure di bioingegneria, atte, nel tempo, a ricreare quelle condizioni di naturale stabilità, che il luogo possedeva prima dell'evento alluvionale. Le briglie di consolidamento vengono generalmente inserite in serie, a gradinata, in tratti di rivi più ripidi o con pendio che, a causa di fenomeni di scavo, presenta un profilo longitudinale irregolare.

Interventi:

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 Interventi tecnici complementari e innovativi

Oltre alle opere idrauliche citate in precedenza, vi sono una serie di manufatti, di recente costruzione, studiati a completamento o ad integrazione di una sistemazione. Si tratta di opere realizzate con materiali naturali, che, oltre a soddisfare le esigenze di un migliore impatto ambientale, svolgono altresì importanti e specifiche funzioni. In alcuni corsi d’acqua con caratteristiche di fiumi alpini e con pendenze contenute si approntano talora , al posto delle briglie, rampe in serie che consentono navigabilità dei tratti con esse sistemati e presentano il vantaggio di non costituire ostacolo alle migrazioni della fauna ittica. Le rampe sono " scivoli " in massi rustici legati tra loro in malta cementizia ed assicurati al fondo tramite pilotamento con spezzoni di rotaia in ferro. Per l’azione di scavo dell’acqua del letto del torrente, si realizzano anche piccole briglie a secco dette soglie di fondo. A tutela delle sponde, ad evitare gli effetti dell’erosione laterale specialmente lungo le curve esterne dei rivi, si costruiscono manufatti, posti trasversalmente, che prendono il nome di repellenti. Realizzati in massi a secco, legati tra loro con funi d’acciaio e talvolta con malta cementizia, servono a riconvogliare verso l’asse centrale del torrente le correnti. Importanti sono le difese elastiche per le quali esistono diversi criteri di costruzione quanto vari sono gli ambiti in cui vengono realizzate e le funzioni che sono tenute ad assolvere. Da qui i differenti sistemi di ancoraggio per le funi di acciaio, il pilotamento eseguito con il legname o ferro, la posa più o meno regolare dei massi, l’inserimento nella difesa di talee di piante adatte al clima e funzionali al consolidamento del terreno. Completata la sistemazione tecnica, è possibile contribuire alla " renaturazione " del corso d’acqua , oltreché con interventi di bioingegneria , anche attraverso la posa di massi e la creazione ad hoc di irregolarità dell’alveo; queste servono sia a riprodurre nel corso d’acqua un’alternanza naturale di zone a flusso lento e veloce, indispensabile al ripopolamento ed allo stanziamento della fauna ittica, sia alla ricostituzione nell’alveo per i periodi di magra di meandri funzionali ad una maggiore interazione acqua-ambiente.

Laddove la pendenza è minore, si cercano di inserire, lungo l’asta del torrente, aree più larghe, destinate al deposito del materiale dovuto al trasporto solido dell’acqua, presidiata a valle da grandi briglie con aperture di vario tipo, dette filtranti. Queste opere hanno la funzione di trattenere tutto ciò che ha granulometria maggiore e, nel caso del legname, grossi tronchi, rami e ceppaie, che periodicamente devono essere rimossi.

Opere di difesa, dette longitudinali, vengono costruite generalmente lungo i tratti di corso d’acqua e provvedono alla protezione delle sponde. Tra queste ,oltre ai muri d’argine, che è comune vedere nei centri abitati, esistono tutta una serie di interventi realizzati con massi a secco, legati ed assicurati in vario modo, che costituiscono le cosiddette difese elastiche. In vicinanza di edifici o di infrastrutture si realizzano incanalamenti che prendono il nome di cunette. Anche per le cunette c’è un’evoluzione dei materiali tese a restituire caratteristiche di "permeabilità" , per cui cunette in legname e in pietrame secco.

Interventi di bioingegneria

Gli interventi di regolazione dei corsi d’acqua sono in genere mirati a ripristinare condizioni di sicurezza nei casi in cui le difese sono state minate da eventi traumatici di origine meteorologica, idrogeologica o da un irresponsabile uso del territorio. Quindi, operando in tempi brevi, ci si trova a dover fare coesistere, da un lato opere di difesa che garantiscano immediata protezione e che rapidamente consolidino e stabilizzino situazioni di grossa precarietà e da qui la necessità delle opere tradizionali talora osteggiate ma indispensabili, e tra l’altro due opportuni interventi atti a ripristinare nell’arco di qualche anno. una condizione di stabilità, determinata in loco da un ritrovato equilibrio. Bisogna, infatti, che il terreno si stabilizzi, ritrovi coesione e funzionali meccanismi di assorbimento e smaltimento dell’acqua: sono spesso utili a tale scopo impianti di drenaggio, ma irrinunciabile è l’insediamento di specie vegetali appropriate che, attecchendo, favoriscano la ridiffusione della flora spontanea e della fauna tipica, sia essa di biotopo fluviale, di zona umida o di ecosistema alpino. La scelta delle piante da utilizzare è determinata dalla valutazione di diversi fattori quali: l’adattamento della specie al clima, la sua compatibilità col terreno più o meno ricco, più o meno acido, le vantaggiose modalità di moltiplicazione, le peculiarità dell’apparato radicale in funzione della necessità di consolidare il terreno, le caratteristiche di resistenza meccanica all’acqua di fusti e fogliame, la possibilità di convivenza con altre specie. I rinverdimenti vengono effettuati ,oltre che mediante la semina tradizionale, anche con tecniche che ne ottimizzano la possibilità di successo, ad esempio l’idrosemina e nel caso di scarpate ripide e terreni instabili il rivestimento con reti di iuta. La rete di iuta garantisce per i primi tre o quattro anni una certa stabilità alle nuove piantine e poi trattandosi di fibra naturale si disintegra.

E’ possibile su tratti di fiume con pendenze tra lo zero e il due per cento sostituire le tradizionali difese in massi o opere in muratura tradizionale mediante la copertura in salici delle sponde. I salici resistono molto bene in caso di piene, sia a condizioni di particolare imbibizione del terreno, sia alla violenta azione di trascinamento dell’acqua lungo le sponde.

A seguito di una piena, si possono verificare fenomeni erosivi di sponda che danno origine a proprie frane di crollo . Si procede allo scoronamento dei margini di frana e ad una regolazione della pendenza del terreno; l’area viene sagomata a gradoni orizzontali e su queste terrazze vengono messe a dimora talee di salice frammiste a piantine di latifoglie. Questi interventi favoriscono la veloce rivegetazione delle aree erosive e la stabilizzazione dei terreni.

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                                                                               ultima modifica: 05/11/1999
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