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Regimazione delle acque 

 Introduzione:
| Chiunque ami frequentare la montagna avrà notato
come gran parte dell'evoluzione naturale del territorio passi attraverso una serie di
fenomeni erosivi che sussistono indipendentemente dall'operato dell'uomo ed anzi, rispetto
a quelli indotti dall'antropizzazione, sono determinanti.
Le catene montuose
dell'arco alpino, infatti, presentano caratteristiche orografiche e geologiche fortemente
instabili. Ciò è dovuto alla loro formazione relativamente recente ed all'azione degli
agenti climatici e meteorologici cui sono sottoposte, che rivestono aspetti peculiarmente
continentali: le temperature si alternano con valori assoluti molto elevati e le
precipitazioni si scaricano spesso con forte intensità ed imprevedibilità soprattutto
durante il periodo estivo. Fenomeni ed aspetti naturali quali un ghiacciaio in lento
movimento, un deposito morenico, una fenditura in una roccia, un ghiaione, uno
scoscendimento sono la testimonianza di questa evoluzione geomorfologica che porterà
nell'arco di centinaia di milioni di anni ad un livellamento dei rilievi, ad un
addolcimento dei pendii, ad una generale regolarizzazione delle condizioni climatiche,
alla diffusione di nuove specie animali e vegetali adatte alle mutate caratteristiche del
territorio.
I fenomeni erosivi
citati rappresentano depositi inesauribili di materiale instabile che, sfruttando l'acqua
quale veicolo, si riversano periodicamente a fondovalle, laddove l'uomo ha edificato le
proprie case, ha tracciato le proprie strade, ha dissodato e destinato terreni
all'agricoltura.
Ecco quindi che la tutela
di questi beni, la ricerca di dare stabilità e sicurezza alla propria esistenza è
umanamente irrinunciabile. Spinto dalla necessità da un lato di utilizzare l'elemento
acqua e dall'altro di garantirsi dal pericolo che talora essa può rappresentare, l'uomo
ha eretto argini a difesa degli abitati, ha edificato mulini a vicino ai torrenti per
trarne la forza motrice, ha bonificato terreni attraverso canalizzazioni e impianti di
drenaggio, ha reso navigabili corsi d'acqua per trasporti e commerci, ha aperto canali
artificiali, ha costruito dighe per premunirsi dall'effetto delle piene o per le centrali
idroelettriche, ed ha assicurato i versanti.
La storia
Nel volgere degli anni,
l'opera dell'uomo si è ispirata alle cognizioni teoriche acquisite progressivamente sulla
base delle esperienze. La teoria, doveva, e deve tuttora, essere mediata dalle
possibilità economiche che suggeriscono dal lato pratico le entità e le metodologie di
ogni intervento. Della fine dell'800 sono due piccole dighe di laminazione in Val Martello
ed in Val Ridanna (funzionali all'innocuo smaltimento delle ondate di piena provocate da
abbondanti precipitazioni o da troppo rapidi fenomeni di disgelo); dei primi dell'800 è
il progetto per la bonifica per scopi agricoli delle pianure della Val
Venosta e della Bassa atesina con la conseguente
rettificazione e accorciamento dell'asta dell'Adige. Migliaia di opere, tra le quali
muraglioni arginali, difese di sponda briglie e cunette, sono state realizzate dalla fine
del XVIII alla prima metà del XX secolo a compendio dei grossi processi di
urbanizzazione.
Grande impulso ha tratto
l'attività di sistemazione dei bacini montani specialmente a seguito delle piene
disastrose del 1882 che colpirono tutto il Tirolo ed ispirarono per l'anno successivo
l'istituzione dell'Imperiale Regio Servizio per la Sistemazione dei Torrenti.
Dagli anni 50 ai primi
anni 70 si è proceduto alla sistematica regolazione dei torrenti più pericolosi. Nel
contempo, però, anche spinti dalle condizioni economiche che vanno prima stabilizzandosi
e divengono poi più fiorenti, si continua ad edificare sui conoidi dei rivi, in posizioni
a rischio, si aprono nuove zone al turismo, sorgono strutture ricettive ed impianti
destinati al tempo libero, si aprono strade senza che vi sia un effettivo coordinamento
delle iniziative o un organo consultivo preposto all'approvazione dei progetti e dei piani
urbanistici che consideri attentamente le implicazioni connesse con l'inserimento
dell'opera nell'ambiente.
Attualmente si tenta di
intervenire, ove possibile, con espropri per restituire all'acqua spazi che in tempi
precedenti le sono stati sottratti: si allargano gli alvei, si ricreano zone umide e biotopi, si rinfoltisce la vegetazione in aree che hanno
sopportato indiscriminati disboscamenti, si ricostruisce il manto vegetale delle sponde
erose.
Tipologia delle opere
L'opera di
regolarizzazione dei corsi d'acqua più usata, presente in numero maggiore e forse più
familiare all'osservatore comune è la briglia di consolidamento. È un manufatto
costruito trasversalmente rispetto alla direzione del flusso e svolge la doppia funzione
di rallentare la velocità dell'acqua e di assicurare la stabilità delle sponde, grazie
sia all'ancoraggio delle spalle ai versanti, sia alla sua forma, progettata perché
l'acqua scorra al centro, occupando la sola sezione di deflusso. Il calcestruzzo è stato
fino ad oggi il materiale di più largo utilizzo per le ineguagliabili doti di durata e
resistenza, ma da tempo si cerca, ove possibile, di intervenire con metodi alternativi,
facendo uso di pietrame e legname, massi e calcestruzzo semplice, massi a secco, ed
associando sempre a queste nuove tecniche misure di bioingegneria, atte, nel tempo, a
ricreare quelle condizioni di naturale stabilità, che il luogo possedeva prima
dell'evento alluvionale. Le briglie di consolidamento vengono generalmente inserite in
serie, a gradinata, in tratti di rivi più ripidi o con pendio che, a causa di fenomeni di
scavo, presenta un profilo longitudinale irregolare. |
Interventi:
 Interventi
tecnici complementari e innovativi
Oltre alle opere idrauliche citate in precedenza, vi sono una serie di
manufatti, di recente costruzione, studiati a completamento o ad integrazione di una
sistemazione. Si tratta di opere realizzate con materiali naturali, che, oltre a
soddisfare le esigenze di un migliore impatto ambientale, svolgono altresì importanti e
specifiche funzioni. In alcuni corsi dacqua con caratteristiche di fiumi alpini e
con pendenze contenute si approntano talora , al posto delle briglie, rampe in serie che
consentono navigabilità dei tratti con esse sistemati e presentano il vantaggio di non
costituire ostacolo alle migrazioni della fauna ittica. Le rampe sono " scivoli
" in massi rustici legati tra loro in malta cementizia ed assicurati al fondo tramite
pilotamento con spezzoni di rotaia in ferro. Per lazione di scavo dellacqua
del letto del torrente, si realizzano anche piccole briglie a secco dette soglie di fondo.
A tutela delle sponde, ad evitare gli effetti dellerosione laterale specialmente
lungo le curve esterne dei rivi, si costruiscono manufatti, posti trasversalmente, che
prendono il nome di repellenti. Realizzati in massi a secco, legati tra loro con funi
dacciaio e talvolta con malta cementizia, servono a riconvogliare verso lasse
centrale del torrente le correnti. Importanti sono le difese elastiche per le quali
esistono diversi criteri di costruzione quanto vari sono gli ambiti in cui vengono
realizzate e le funzioni che sono tenute ad assolvere. Da qui i differenti sistemi di
ancoraggio per le funi di acciaio, il pilotamento eseguito con il legname o ferro, la posa
più o meno regolare dei massi, linserimento nella difesa di talee di piante adatte
al clima e funzionali al consolidamento del terreno. Completata la sistemazione tecnica,
è possibile contribuire alla " renaturazione " del corso dacqua ,
oltreché con interventi di bioingegneria , anche attraverso la posa di massi e la
creazione ad hoc di irregolarità dellalveo; queste servono sia a riprodurre nel
corso dacqua unalternanza naturale di zone a flusso lento e veloce,
indispensabile al ripopolamento ed allo stanziamento della fauna ittica, sia alla
ricostituzione nellalveo per i periodi di magra di meandri funzionali ad una
maggiore interazione acqua-ambiente.
Laddove la pendenza è minore, si cercano
di inserire, lungo lasta del torrente, aree più larghe, destinate al deposito del
materiale dovuto al trasporto solido dellacqua, presidiata a valle da grandi briglie
con aperture di vario tipo, dette filtranti. Queste opere hanno la funzione di trattenere
tutto ciò che ha granulometria maggiore e, nel caso del legname, grossi tronchi, rami e
ceppaie, che periodicamente devono essere rimossi.
Opere di difesa, dette longitudinali,
vengono costruite generalmente lungo i tratti di corso dacqua e provvedono alla
protezione delle sponde. Tra queste ,oltre ai muri dargine, che è comune vedere nei
centri abitati, esistono tutta una serie di interventi realizzati con massi a secco,
legati ed assicurati in vario modo, che costituiscono le cosiddette difese elastiche. In
vicinanza di edifici o di infrastrutture si realizzano incanalamenti che prendono il nome
di cunette. Anche per le cunette cè unevoluzione dei materiali tese a
restituire caratteristiche di "permeabilità" , per cui cunette in legname e in
pietrame secco.
Interventi di bioingegneria
Gli interventi di regolazione dei corsi
dacqua sono in genere mirati a ripristinare condizioni di sicurezza nei casi in cui
le difese sono state minate da eventi traumatici di origine meteorologica, idrogeologica o
da un irresponsabile uso del territorio. Quindi, operando in tempi brevi, ci si trova a
dover fare coesistere, da un lato opere di difesa che garantiscano immediata protezione e
che rapidamente consolidino e stabilizzino situazioni di grossa precarietà e da qui la
necessità delle opere tradizionali talora osteggiate ma indispensabili, e tra
laltro due opportuni interventi atti a ripristinare nellarco di qualche anno.
una condizione di stabilità, determinata in loco da un ritrovato equilibrio. Bisogna,
infatti, che il terreno si stabilizzi, ritrovi coesione e funzionali meccanismi di
assorbimento e smaltimento dellacqua: sono spesso utili a tale scopo impianti di
drenaggio, ma irrinunciabile è linsediamento di specie vegetali appropriate che,
attecchendo, favoriscano la ridiffusione della flora spontanea e della fauna tipica, sia
essa di biotopo fluviale, di zona umida o di ecosistema alpino. La scelta delle piante da
utilizzare è determinata dalla valutazione di diversi fattori quali: ladattamento
della specie al clima, la sua compatibilità col terreno più o meno ricco, più o meno
acido, le vantaggiose modalità di moltiplicazione, le peculiarità dellapparato
radicale in funzione della necessità di consolidare il terreno, le caratteristiche di
resistenza meccanica allacqua di fusti e fogliame, la possibilità di convivenza con
altre specie. I rinverdimenti vengono effettuati ,oltre che mediante la semina
tradizionale, anche con tecniche che ne ottimizzano la possibilità di successo, ad
esempio lidrosemina e nel caso di scarpate ripide e terreni instabili il
rivestimento con reti di iuta. La rete di iuta garantisce per i primi tre o quattro anni
una certa stabilità alle nuove piantine e poi trattandosi di fibra naturale si
disintegra.
E possibile su tratti di fiume con
pendenze tra lo zero e il due per cento sostituire le tradizionali difese in massi o opere
in muratura tradizionale mediante la copertura in salici delle sponde. I salici resistono
molto bene in caso di piene, sia a condizioni di particolare imbibizione del terreno, sia
alla violenta azione di trascinamento dellacqua lungo le sponde.
A seguito di una piena, si possono
verificare fenomeni erosivi di sponda che danno origine a proprie frane di crollo . Si
procede allo scoronamento dei margini di frana e ad una regolazione della pendenza del
terreno; larea viene sagomata a gradoni orizzontali e su queste terrazze vengono
messe a dimora talee di salice frammiste a piantine di latifoglie. Questi interventi
favoriscono la veloce rivegetazione delle aree erosive e la stabilizzazione dei terreni. |

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