| OROGRAFIA
Il tratto da Castelbello
a Merano fa parte della bassa Val Venosta che si estende dalla foce del Gadria a Tel. La
morfologia del territorio è caratterizzata da grandi conoidi,
agli sbocchi di modesti valloni; essi occupano per lo più la valle per tutta la larghezza
sopprimendo o restringendo le piane alluvionali dellAdige, formano dei gradini nel
profilo longitudinale e influenzano localmente il clima. Il gran numero di materiale
laterale fa si che il fondovalle è a tratti soppresso nella Val Venosta e frequentemente
ristretto a valle di Merano. 
Una volta il fondovalle
era occupato dal corso vacante dellAdige, da bianchi di ghiaia, stagni e paludi;
frequente era la formazione di laghi temporanei di abbassamento per opera dei conoidi.
Verso il tardo medioevo
ci sono stati i primi interventi sistematori dellAdige con le prime arginature, e
provvedimenti per favorire la navigazione.
Da secoli le piogge
intense favorivano la copertura morenica e la roccia, mettendo a nudo il substrato
friabile e accumulando i detriti in vari conoidi.
IDROGRAFIA
Il primo importante
affluente di sinistra dellAdige della bassa Val Venosta è il Rio Silandro che ha
una portata media di 0,93 metri cubi al secondo ; questo torrente è caratterizzato da un
notevole trasporto solido in concomitanza di piogge intense.
Fra le valli di Silandro,
Senales e Tel il versante è articolato in piccoli bacini solcati da numerose incisioni.
Le minori sono in regola secche, le maggiori hanno una piccolissima portata, mentre le
piene possono raggiungere anche 50 metri cubi al secondo. Ad est di Silandro seguono
torrenti che si gettano direttamente nellAdige uno di questi è il Rio Vezzano detto
anche Rio di Valle. Presso Castelbello cè il Rio Vermoi, mentre presso Naturno
sboccano due corsi dacqua affiancati, il Rio della Chiesa e il Rio di Farnel, che
hanno causato frequenti danni al centro del paese che sorge ai piedi del conoide. Ad un
chilometro ad est di Naturno sorge il Rio Lana. Lultimo fra gli affluenti maggiori
dellAdige nella bassa Val Venosta è il Rio Tel, lungo 10,7 chilometri, che ha
deposto un esteso conoide minacciando ripetutamente Parcines e Roblà.
Gli altri numerosi rivi
laterali di destra della bassa Val Venosta hanno avuto in passato unattività
erosiva e di trasporto molto notevole, scavando profonde nicchie nei versanti e
depositando al piede ampi conoidi di cui alcuni fra i maggiori dellintera valle.
VEGETAZIONE E
COLTURE
Il paesaggio vegetale
della Val Venosta si distingue in modo evidente tra versante destro e versante sinistro.
Il versante sinistro,
arso dal sole, caratterizzato da una forte siccità e da un eccessivo sfruttamento
agricolo e pastorale, ha portato con il passare dei secoli ad una quasi totale scomparsa
del bosco. Al posto del bosco si è arrivati a formazioni di arbusti di tipo steppico. In
queste formazioni erbacee e arbustive sono presenti parecchie specie erbacee che
caratterizzano la steppa europea orientale. Negli ultimi anni sono stati effettuati
diversi interventi di rimboschimento , soprattutto della specie "pino nero".
Il paesaggio invece che
caratterizza il versante destro di questampia valle, risulta essere d el tutto diverso .
E infatti rivestito
da folti boschi di conifere. Allinterno di questi boschi sono presenti aree agricole
appartenenti ai masi sparsi nei boschi . La diversità tra i due versanti opposti si
riscontra anche nelle valli venostane dove nella vegetazione boschiva cè
unabbondanza di lariceti puri.
Il fondovalle venostano
è caratterizzato da lunghi ripiani a gradini che mettono in evidenza i paesaggi alle
varie fasce altitudinali . Alla soglia della vallate scompaiono le colture viticole. Sul
versante sinistro si notano anche il castagno e la roverella. Fino ad unaltezza di
1100 metri si trovano le monocolture frutticole . Sul ripiano compreso fra Lasa e Glorenza
ad unaltezza di 900 metri si trovano colture foraggere e ampi boschi . Oggi le
colture cerealicole (patate , mais ) si sono ridotte fino a scomparire quasi del tutto .
Queste sono state sostituite da monocolture frutticole ( mele, pere).
Si coltivano anche
albicocche. Nella media Val Venosta i campi di grano si alternano al verde di altre
colture ed anche la coltivazione di fragole, lampone, ribes nero e ortaggi.
IL POPOLAMENTO
Val Venosta nella
preistoria
Tracce visibili di
insediamenti preistorici ci sono soprattutto a Merano, ma anche in altre zone dove spesso
si tratta di castellieri, cioè stazioni provviste di muri a secco a palizzate che
circondavano completamente la costruzione o ne sbarravano laccesso sui lati
più esposti agli attacchi. Quasi tutti risalgono alletà del Bronzo e del Ferro,
mai i modi in cui potevano essere usati erano i più disparati: luoghi di rifugio o dimore
abitudinali. Così in questepoca gli insediamenti si fanno sempre più numerosi, in
seguito ad un aumento della popolazione o anche a immigrazioni di nuove stirpi. Sorsero
habitat in zone comode per attuare lagricoltura con i terrazzamenti e
lallevamento del bestiame.
Età romana e
periodo barbarico
Con larrivo dei
romani e con i loro nuovi mezzi, gli abitati si riducono sulle alture per sorgere nei
luoghi nei pressi delle grandi strade imperiali. Ma gli abitanti della zona della Val
Venosta rimasti furono costretti rifugiarsi sulle alture con il ripristino degli antichi
castellieri; mentre i centri a fondovalle vennero distrutti da Franchi, Longobardi e
Baiuvari.
Medioevo
Nel corso del Medioevo
lincremento demografico andò aumentando; si svilupparono i centri urbani più
piccoli situati nelle vie maestre. Questo nuovo sviluppo comportò una fortuna diversa
agli antichi centri, con case agglomerate e con un drastico annientamento degli spazi
verdi tra le case.
Età moderna e
contemporanea
In questo periodo
lincremento demografico si frena a causa di pestilenze, crisi economiche e il blocco
dellimmigrazione nei maggiori centri. Per fortuna grazie a bonifiche, costruzione
delle ferrovie e lascesa turistiche di molte località, c'è uno sviluppo
industriale che dà luogo allespansione edilizia delle città e borgate. Benché a
ritmo più moderato, tale sviluppo edilizio continua ad esservi tuttora, e se da un
lato fa notare un incremento di benessere dallaltro cè però una grave
minaccia per lequilibrio naturale ed ecologico della zona a causa anche delle
attrazioni turistiche da cui ledilizia trae largo beneficio.
CENTRI URBANI
Merano
E la seconda città
dellAlto Adige in ordine di grandezza. Oltre ai suoi abitanti si aggiungono per
molti mesi lanno migliaia di turisti (germanici per lo più) che raggiungono o vi
arrivano dai dintorni per acquisti, manifestazioni, visita a monumenti storici
artistici ecc.
Lesistenza della
conca meranese non risale a una precisa data, ma si presuppone che sia sorta per
iniziativa dei Conti di Tirolo come borgo mercantile, naturalmente i Conti ne favorirono
lo sviluppo con la concessione di privilegi cittadini. Dopo un trasferimento ad Innsbruck
degli organi più importanti e della resistenza ducale, la città perse importanza. Ci fu
anche una depressione economica causata dalle disastrose piene del Passirio e dallo
stabilirsi dei mercanti in Germania. Grazie però al suo clima mite e salubre e alla
bellezza ambientale, Merano diventò una delle più rinnovate stazioni climatiche
dEuropa.
Lagundo
E un tipico esempio
di borgata molto sparsa. Fino a qualche decennio fa il centro era costituito da masi
rurali distanziati tra loro, situati ognuno sui propri poderi. Con lafflusso
turistico della Germania, si sono costruiti numerosi esercizi in mezzo al verde, con altro
spazio ingoiato dallindustria. Unulteriore espansione potrebbe essere grave
per lequilibrato rapporto tra verde naturale - agricolo e le costruzioni.
I masi
Bisogna ancora
considerare i masi, forma di insediamento presente in tutte le valli. Il maso è
caratterizzato da un insieme di terreni, campi, prati, bosco, pascoli nel cui confine
sorge il contadino con i relativi fienili, stalle ecc. Quando i masi sono isolati o sono
raggruppati a due a due salta allocchio linsediamento armonico
nellambiente naturale, segno che le vecchie generazioni contadine possedevano
unacuta sensibilità per il corretto rapporto uomo natura.
Fu necessaria la coltura
di nuovi terreni, a causa dellincremento demografico, per cui i contadini dovettero
dissodare e bonificare terreni meno ospitali situati in zone limite per altitudine,
difficoltà di trasporti, frane e valanghe, riuscendo comunque a costruire masi. Questi
finora descritti sono masi permanenti, abitati cioè per tutto lanno, essi
raggiungono i 2012 metri di altitudine. Più in alto si trovano dimore stagionali connesse
allalpeggio del bestiame (malghe), oppure a rifugi che raggiungono i 3000 metri.
LA GEOMORFOLOGIA
Sotto il profilo
tettonico il bacino venostano rientra interamente nel sistema delle austridi (o falde di
ricoprimento austro alpine), cioè in quel vasto insieme di corrugamenti e
ripiegamenti della crosta terrestre che nel quadro generale dellorogenesi alpina
contraddistingue le Alpi Orientali, e in special modo quelle austriache. Tale sistema è
caratterizzato da giganteschi accavallamenti di masse rocciose metamorfiche, disposti su
allineamenti successivi orientali da Ovest-Sud-Ovest a Nord-Nord-Est e in parte paralleli
fra loro; ciò determina un analogo andamento delle valli principali, come è appunto il
corso della bassa e media Val Venosta. Osservando una carta geografica si possono
riconoscere le maggiori linee di corrugamento longitudinali.
Le montagne venostane si
elevano quasi tutte a grande altezza e con forma più o meno slanciata ed affilata secondo
il grado di compattezza e la consistenza delle rocce costituenti. I versanti delle valli
sono generalmente ripidi, spesso scoscesi, mai comunque a dolce declivio; i terrazzamenti
sono rari, mentre gli altipiani mancano del tutto.
Una caratteristica
peculiare della valle principale, ma presente con i singoli episodi anche nelle maggiori
valli a cono , è quello dei grandi conoidi alluvionali dei torrenti laterali che,
bloccando la valle in cui confluiscono, hanno provocato nel periodo post glaciale il
ristagno del corso dacqua principale e la conseguente formazione di falsipiani più
o meno vasti a monte degli sbarramenti, per deposito di materiale detritico. Ogni conoide
venostano rappresenta un "gradino" del fondovalle, e a monte di ciascun gradino
si estende un falsopiano di 5-7 chilometri di lunghezza.
Fino a meno di un secolo
fa, ma in parte fino al secondo dopoguerra, questi pianori erano di natura acquitrinosa,
con vaste boscaglie di ontani. |