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da Castelbello a Merano      HOME_page
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L'acqua è la forza che ti tempra, nell'acqua ti ritrovi e ti rinnovi....... Eugenio Montale
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La Val Venosta:

OROGRAFIA

Il tratto da Castelbello a Merano fa parte della bassa Val Venosta che si estende dalla foce del Gadria a Tel. La morfologia del territorio è caratterizzata da grandi conoidi, agli sbocchi di modesti valloni; essi occupano per lo più la valle per tutta la larghezza sopprimendo o restringendo le piane alluvionali dell’Adige, formano dei gradini nel profilo longitudinale e influenzano localmente il clima. Il gran numero di materiale laterale fa si che il fondovalle è a tratti soppresso nella Val Venosta e frequentemente ristretto a valle di Merano. fpto2.JPG (32262 byte)

Una volta il fondovalle era occupato dal corso vacante dell’Adige, da bianchi di ghiaia, stagni e paludi; frequente era la formazione di laghi temporanei di abbassamento per opera dei conoidi.

Verso il tardo medioevo ci sono stati i primi interventi sistematori dell’Adige con le prime arginature, e provvedimenti per favorire la navigazione.

Da secoli le piogge intense favorivano la copertura morenica e la roccia, mettendo a nudo il substrato friabile e accumulando i detriti in vari conoidi.

IDROGRAFIA

Il primo importante affluente di sinistra dell’Adige della bassa Val Venosta è il Rio Silandro che ha una portata media di 0,93 metri cubi al secondo ; questo torrente è caratterizzato da un notevole trasporto solido in concomitanza di piogge intense.

Fra le valli di Silandro, Senales e Tel il versante è articolato in piccoli bacini solcati da numerose incisioni. Le minori sono in regola secche, le maggiori hanno una piccolissima portata, mentre le piene possono raggiungere anche 50 metri cubi al secondo. Ad est di Silandro seguono torrenti che si gettano direttamente nell’Adige uno di questi è il Rio Vezzano detto anche Rio di Valle. Presso Castelbello c’è il Rio Vermoi, mentre presso Naturno sboccano due corsi d’acqua affiancati, il Rio della Chiesa e il Rio di Farnel, che hanno causato frequenti danni al centro del paese che sorge ai piedi del conoide. Ad un chilometro ad est di Naturno sorge il Rio Lana. L’ultimo fra gli affluenti maggiori dell’Adige nella bassa Val Venosta è il Rio Tel, lungo 10,7 chilometri, che ha deposto un esteso conoide minacciando ripetutamente Parcines e Roblà.

Gli altri numerosi rivi laterali di destra della bassa Val Venosta hanno avuto in passato un’attività erosiva e di trasporto molto notevole, scavando profonde nicchie nei versanti e depositando al piede ampi conoidi di cui alcuni fra i maggiori dell’intera valle.

VEGETAZIONE E COLTURE

Il paesaggio vegetale della Val Venosta si distingue in modo evidente tra versante destro e versante sinistro.

Il versante sinistro, arso dal sole, caratterizzato da una forte siccità e da un eccessivo sfruttamento agricolo e pastorale, ha portato con il passare dei secoli ad una quasi totale scomparsa del bosco. Al posto del bosco si è arrivati a formazioni di arbusti di tipo steppico. In queste formazioni erbacee e arbustive sono presenti parecchie specie erbacee che caratterizzano la steppa europea orientale. Negli ultimi anni sono stati effettuati diversi interventi di rimboschimento , soprattutto della specie "pino nero".

Il paesaggio invece che caratterizza il versante destro di quest’ampia valle, risulta essere dvenosta2.JPG (17199 byte)el tutto diverso .

E’ infatti rivestito da folti boschi di conifere. All’interno di questi boschi sono presenti aree agricole appartenenti ai masi sparsi nei boschi . La diversità tra i due versanti opposti si riscontra anche nelle valli venostane dove nella vegetazione boschiva c’è un’abbondanza di lariceti puri.

Il fondovalle venostano è caratterizzato da lunghi ripiani a gradini che mettono in evidenza i paesaggi alle varie fasce altitudinali . Alla soglia della vallate scompaiono le colture viticole. Sul versante sinistro si notano anche il castagno e la roverella. Fino ad un’altezza di 1100 metri si trovano le monocolture frutticole . Sul ripiano compreso fra Lasa e Glorenza ad un’altezza di 900 metri si trovano colture foraggere e ampi boschi . Oggi le colture cerealicole (patate , mais ) si sono ridotte fino a scomparire quasi del tutto . Queste sono state sostituite da monocolture frutticole ( mele, pere).

Si coltivano anche albicocche. Nella media Val Venosta i campi di grano si alternano al verde di altre colture ed anche la coltivazione di fragole, lampone, ribes nero e ortaggi.

IL POPOLAMENTO

Val Venosta nella preistoria

Tracce visibili di insediamenti preistorici ci sono soprattutto a Merano, ma anche in altre zone dove spesso si tratta di castellieri, cioè stazioni provviste di muri a secco a palizzate che circondavano completamente la costruzione  o ne sbarravano l’accesso sui lati più esposti agli attacchi. Quasi tutti risalgono all’età del Bronzo e del Ferro, mai i modi in cui potevano essere usati erano i più disparati: luoghi di rifugio o dimore abitudinali. Così in quest’epoca gli insediamenti si fanno sempre più numerosi, in seguito ad un aumento della popolazione o anche a immigrazioni di nuove stirpi. Sorsero habitat in zone comode per attuare l’agricoltura con i terrazzamenti e l’allevamento del bestiame.

Età romana e periodo barbarico

Con l’arrivo dei romani e con i loro nuovi mezzi, gli abitati si riducono sulle alture per sorgere nei luoghi nei pressi delle grandi strade imperiali. Ma gli abitanti della zona della Val Venosta rimasti furono costretti rifugiarsi sulle alture con il ripristino degli antichi castellieri; mentre i centri a fondovalle vennero distrutti da Franchi, Longobardi e Baiuvari.

Medioevo

Nel corso del Medioevo l’incremento demografico andò aumentando; si svilupparono i centri urbani più piccoli situati nelle vie maestre. Questo nuovo sviluppo comportò una fortuna diversa agli antichi centri, con case agglomerate e con un drastico annientamento degli spazi verdi tra le case.

Età moderna e contemporanea

In questo periodo l’incremento demografico si frena a causa di pestilenze, crisi economiche e il blocco dell’immigrazione nei maggiori centri. Per fortuna grazie a bonifiche, costruzione delle ferrovie e l’ascesa turistiche di molte località, c'è uno sviluppo industriale che dà luogo all’espansione edilizia delle città e borgate. Benché a ritmo più moderato, tale sviluppo edilizio continua ad esservi tutt’ora, e se da un lato fa notare un incremento di benessere dall’altro c’è però una grave minaccia per l’equilibrio naturale ed ecologico della zona a causa anche delle attrazioni turistiche da cui l’edilizia trae largo beneficio.

CENTRI URBANI

Merano

E’ la seconda città dell’Alto Adige in ordine di grandezza. Oltre ai suoi abitanti si aggiungono per molti mesi l’anno migliaia di turisti (germanici per lo più) che raggiungono o vi arrivano dai dintorni per acquisti, manifestazioni, visita a monumenti storici – artistici ecc.…

L’esistenza della conca meranese non risale a una precisa data, ma si presuppone che sia sorta per iniziativa dei Conti di Tirolo come borgo mercantile, naturalmente i Conti ne favorirono lo sviluppo con la concessione di privilegi cittadini. Dopo un trasferimento ad Innsbruck degli organi più importanti e della resistenza ducale, la città perse importanza. Ci fu anche una depressione economica causata dalle disastrose piene del Passirio e dallo stabilirsi dei mercanti in Germania. Grazie però al suo clima mite e salubre e alla bellezza ambientale, Merano diventò una delle più rinnovate stazioni climatiche d’Europa.

Lagundo

E’ un tipico esempio di borgata molto sparsa. Fino a qualche decennio fa il centro era costituito da masi rurali distanziati tra loro, situati ognuno sui propri poderi. Con l’afflusso turistico della Germania, si sono costruiti numerosi esercizi in mezzo al verde, con altro spazio ingoiato dall’industria. Un’ulteriore espansione potrebbe essere grave per l’equilibrato rapporto tra verde naturale - agricolo e le costruzioni.

I masi

Bisogna ancora considerare i masi, forma di insediamento presente in tutte le valli. Il maso è caratterizzato da un insieme di terreni, campi, prati, bosco, pascoli nel cui confine sorge il contadino con i relativi fienili, stalle ecc. Quando i masi sono isolati o sono raggruppati a due a due salta all’occhio l’insediamento armonico nell’ambiente naturale, segno che le vecchie generazioni contadine possedevano un’acuta sensibilità per il corretto rapporto uomo – natura.

Fu necessaria la coltura di nuovi terreni, a causa dell’incremento demografico, per cui i contadini dovettero dissodare e bonificare terreni meno ospitali situati in zone limite per altitudine, difficoltà di trasporti, frane e valanghe, riuscendo comunque a costruire masi. Questi finora descritti sono masi permanenti, abitati cioè per tutto l’anno, essi raggiungono i 2012 metri di altitudine. Più in alto si trovano dimore stagionali connesse all’alpeggio del bestiame (malghe), oppure a rifugi che raggiungono i 3000 metri.

LA GEOMORFOLOGIA

Sotto il profilo tettonico il bacino venostano rientra interamente nel sistema delle austridi (o falde di ricoprimento austro – alpine), cioè in quel vasto insieme di corrugamenti e ripiegamenti della crosta terrestre che nel quadro generale dell’orogenesi alpina contraddistingue le Alpi Orientali, e in special modo quelle austriache. Tale sistema è caratterizzato da giganteschi accavallamenti di masse rocciose metamorfiche, disposti su allineamenti successivi orientali da Ovest-Sud-Ovest a Nord-Nord-Est e in parte paralleli fra loro; ciò determina un analogo andamento delle valli principali, come è appunto il corso della bassa e media Val Venosta. Osservando una carta geografica si possono riconoscere le maggiori linee di corrugamento longitudinali.

Le montagne venostane si elevano quasi tutte a grande altezza e con forma più o meno slanciata ed affilata secondo il grado di compattezza e la consistenza delle rocce costituenti. I versanti delle valli sono generalmente ripidi, spesso scoscesi, mai comunque a dolce declivio; i terrazzamenti sono rari, mentre gli altipiani mancano del tutto.

Una caratteristica peculiare della valle principale, ma presente con i singoli episodi anche nelle maggiori valli a cono , è quello dei grandi conoidi alluvionali dei torrenti laterali che, bloccando la valle in cui confluiscono, hanno provocato nel periodo post glaciale il ristagno del corso d’acqua principale e la conseguente formazione di falsipiani più o meno vasti a monte degli sbarramenti, per deposito di materiale detritico. Ogni conoide venostano rappresenta un "gradino" del fondovalle, e a monte di ciascun gradino si estende un falsopiano di 5-7 chilometri di lunghezza.

Fino a meno di un secolo fa, ma in parte fino al secondo dopoguerra, questi pianori erano di natura acquitrinosa, con vaste boscaglie di ontani.

Vinschgau:

Das Etschtal an seinem Ursprung:
Vinschgau

Im XII Jahrhundert reichten die mittelalterlichen Grafschaften vom Reschenpaß bis nach Meran.
Das Schloß Tirol gab dem ganzen Land dann diesen Namen. Vinschgau ist ein großes Tal, das aus Gletschern entstand. Es erstreckt sich Richtung Süden bis Mals und biegt dann Richtung Osten bis Nord – Osten. Der Vinschgau umfaßt den oberen Lauf der Etsch von deren Ursprung bis zum Töllgraben oberhalb Merans: er keilt sich zwischen den Bergketten ein, und gleicht einer Mondsichel mit Unebenheiten im Süden. Die Etsch, die das Tal durchläuft, hat ihre Quelle am Reschenpaß auf den Bergketten der Alpen. Am Anfang ist die Etsch ein unwichtiger Bach, an welchen sich zwei Seen anschließen; bald wird er größer, da sich ihm Gießbäche von den Seitentälern anschließen. Er fließt Richtung Süden und nach 65 Km erreicht er die Töll.

Interessant im Vinschgau ist die Tradition des Scheibenschlagens mit dem Feuer.

Am Abend des ersten Sonntages der Fastenzeit entzünden die Jungendlichen ein Feuer, auf dem sie Scheibenschlagen aus Birkenholz hinauflegen, sie ziehen dann mit einem Stock heraus und schwenken sie im Kreis bis sie erlöschen.

Während sie versuchen es zu löschen, sprechen sie die folgende Formel, damit das Jahr Fruchtbarkeit bringt:

"Kas in der Tasch,

Wein in der Flasch,

Korn in der Wann,

Schmalz in der Pfann,

Pfleugt in der Eard,

Schaugt’s, wia mein Scheibele außigeat."

Am Ende beginnen sie mit dem ersten Scheibenschlagen. Das wichtigste an der ganzen Zeremonie ist, daß die Scheibe im Dunkeln eine Parabel ergeben muß. Wenn dies gelingt, ist das Jahr fruchtbar.


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      Progetto e ricerche   ITG "A. e P. Delai" di Bz             -          realizzazione multimediale in collaborazione ITC  "C. Battisti" di Bz
                                                                               ultima modifica: 10/11/1999  
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