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da Bolzano a Salorno        HOME_page
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L'acqua è la forza che ti tempra, nell'acqua ti ritrovi e ti rinnovi....... Eugenio Montale
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La valle:

In questo tratto di fiume le acque scorrono da nord verso sud-ovest passando per i paesi di Laives , Egna e Salorno.Qui si convogliano le acque di tre affluenti : l’Avisio , il Noce e l’Isarco.

CARATTERISTICHE FONDO VALLE

La Val d’Adige in questo tratto ,   dove  si restringe tra alte pareti rocciose ,  forma una chiusa naturale che segna anche il confine tra l’Alto Adige e il Trentino , vale a dire tra le due provincie di Bolzano e Trento .

Sul lato sinistro della valle in cima ad un pinnacolo roccioso poco a sud di Salorno si trovano le rovine dell’antico castello Haderburg detto anche castello di Salorno .

CLIMA E PRECIPITAZIONI

I due fattori più appariscenti del clima sono la temperatura dell’aria e la quantità annua delle precipitazioni ; in certe zone assume una notevole importanza anche la ventosità . Questi fattori sono determinanti per le forme della vita vegetale , animale e umana . Nubi a forma di cumuli, che si formano per lo più nella stagione calda e al di sopra dei rilievi montuosi, danno spesso origine a temporali , cioè a piogge improvvise intense , accompagnati da scariche elettriche .

VEGETAZIONE

Il tipo di vegetazione dipende dalla natura del terreno e dal clima , ed è proprio per questo che flora e fauna si presentano con caratteristiche così singolari . Le originarie strisce di bosco sui fondovalli , ricche di ontani,salici e frassini sono scomparse per ampi spazi sotto i colpi dello sfruttamento intensivo dei terreni . Da Silandro a Salorno , il fondovalle è coltivato ininterrottamente a frutteto e vigneto . I boschi palustri di un tempo resistono solo sporadicamente . Particolarmente diffusi sono il castagno e la vite provenienti da sud . Con essi sono giunti molto a nord anche innumerevoli esemplari della flora mediterranea , come gli alti bagolari che si ergono qua e là sulle pendici sporgenti . Sui ripidi pendii queste fitte boscaglie vengono spesso interrotte da tratti erbosi secchi , in cui crescono particolarissimi specie di piante . A sud di Bolzano dove domina il porfido prevalgono i boschi di abeti comuni . Al limite superiore dei boschi dai 2200 ai 2300 metri di altezza crescono generalmente larici e cembri .

Molti altipiani sono ricoperti da luminosi prati su cui crescono larici e una ricca varietà di fiori . Oltre al confine delle foreste inizia la zona occupata dagli arbusti nani come il pino mugo , il ginepro e il rododendro .

USO IDROELETTRICO DEL FIUME

Delle risorse idroelettriche nazionali una cospicua parte è fornita dall’Adige . Alcuni impianti idroelettrici sono dotati di dighe imponenti di serbatoi di grande capacità . In totale nei mesi estivi , cioè allorquando diviene più acuto il problema ecologico per le connessioni con i fenomeni di diluizione degli inquinanti e di ossigenazione del residuo corpo idrico , viene sottratta alla corrente dell’Adige una parte media valutabile all’incirca in 200 metri cubi al secondo .

USO IRRIGUO

In provincia di Bolzano vengono prelevati dall’Adige e dai suoi affluenti circa 9 metri cubi al secondo di acqua. In provincia di Trento 21,65 metri cubi .

 

Il Ponte di Salorno:

Il PONTE di SALORNO

CONTRIBUTO STORICO TRATTO DAGLI ARCHIVI CONSERVATI

NELLA CANONICA DI SALORNO

I ponti, sono probabilmente le prime costruzioni a risentire delle conseguenze delle guerre, o i cambiamenti della pace, perchè spesso vengono distrutti in guerra e ricostruiti in tempo di pace.

Questo perchè i ponti sono molto importanti per l' esercito che deve attraversare i fiumi senza rallentare troppo la marcia, per il commercio, per il trasporto effettuato con normali carri da trasporto (di rifornimenti, armi, munizioni, ...) che senza di essi potrebbero attraversare solo i torrenti, o comunque dovrebbero cercare un guado.

Durante il periodo del basso medioevo il ponte di Salorno subì rare riparazioni, solo quelle di una normale manutenzione. In quei secoli gli unici "nemici" del ponte, infatti, furono unicamente il fiume con tutti i suoi detriti, più o meno grossi, ed il traffico di carri e persone che lo attraversavano quotidianamente.

Nei quaderni della contabilità del 1500-1700 sono indirettamente riportate le caratteristiche fisiche del ponte: parapetti molto alti, un grande tetto, che veniva spesso riparato o sostituito, ed una campanella, che fu inserita intorno al 1573 e che aveva la funzione di avvertire in caso di pericoli come alluvioni improvvise, oggetti (spesso tronchi) rilevantemente grossi che rischiavano di danneggiare o di compromettere la stabilità del ponte. Almeno sulla riva sinistra esso era sbarrato da un portone munito di doppia serratura. Dal ponticello lanciato sopra la roggia, un grande crocifisso dipinto con S. Giovanni e la Madonna ai lati, dominava la scena.

Non ci sono disegni del ponte di Salorno antecedenti il 1800, ma si suppone che fosse simile agli altri ponti presenti nel Tirolo, come quelli a: Castelrotto, Campodazzo, Fiè (Steg) o quello di Sillian sul Villgratenbach nel Tirolo orientale.

In un primo tempo si era stabilito che le Signorie del luogo provvedessero alla ricerca ed alla retribuzione del capomastro, mentre al comune spettava la ricerca del materiale edile e della manovalanza. A partire dal 1800 invece, il capomastro viene scelto anche dal comune, o direttamente dallo stesso consorzio, probabilmente perchè, oltre al cambiamento dei tempi, le tecniche di costruzione vennero sempre più semplificate.

Durante i lunghi periodi di pace, si può notare dai registri di contabilità come la comunità si sia impegnata nella manutenzione dell' edificio, anche se con dei costi tranquillamente pagabili, divisi tra circa 78 persone.

Le cose cambiarono totalmente con l' arrivo di Napoleone nel 1796, data dalla quale per il ponte vennero spese sempre più ingenti somme di denaro per la sua manutenzione o riparazione.

Le principali cause furono le invasioni napoleoniche e la seconda guerra mondiale, con la quale il suddetto venne ripetutamente distrutto, bruciato, o danneggiato.

(Non si traggono ulteriori informazioni da questo testo, ma viene riportato il titolo di un volume trattante gli anni successivi al 1869).

 

Paludel:

IL BIOTOPO DI PALUDEL

Dal margine Nord del conoide di Salorno fino a Laghetti si estendeva fino a poche decine di anni fa un’ampia zona paludosa derivante per gran parte dal riempimento di un lago. Questa zona venne decimata con gli interventi di drenaggio e con la coltivazione, riducendosi a pochi ettari. La parte più estesa della superficie è di 3,5 ha e si estende nel triangolo di territorio formato dalla confluenza delle Fosse Lutterotti e Porzen. Lungo il lato nord-est si trovano numerose superfici d’acqua libera , circondata da canneti e giunchi.

Negli stagni poco profondi crescono numerose piante acquatiche ( ninfee, ranuncoli acquatici , lenticchie d’acqua, iris di palude, etc.) Tra questi ci sono giovani boschi insulari con ontani neri, robinie, diverse specie di pioppi, luppoli e la vite comune.

La seconda superficie del biotopo si trova 220m. ad ovest, presso la cosiddetta Fossa Gelmini. Si tratta di un’area originariamente di circa 9.000 mq con buche d’acqua, canneti, e una vegetazione boschiva molto ricca composta da alberi, arbusti e piante rampicanti.

Dal giugno 1984 ad ottobre 1985 si sono osservati i seguenti esemplari faunistici:

-Uccelli – airone cinerino, cardellino, martin pescatore, fringuello, picchio verde, ciuffolotto, fagiano, merlo, cinciallegra, poiana, upupa, folaga,lucherino, ballerina;

  • Rettili – biscia dal collare, biscia di Esculapio;
  • - Pesci – tinca, carassio, carassio dorato, carpa, scardola;
  • - Anfibi – salamandra, rana, rana saltatrice, rospo.

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                                                                               ultima modifica: 08/12/1999  
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