Il 4 marzo tre classi dell'ITCAT, le due quarte e la quinta GEO, si sono recate a Nalles (Bz) per completare un percorso didattico composito, situabile tra geologia, storia, arte sacra e urbanistica. Accompagnati dall'esperto Volkmar Mair, direttore dell'Ufficio Geologia e prove materiali della Provincia, gli studenti hanno potuto raggiungere la chiesetta di San Giacomo a Grissiano, punto privilegiato di osservazione della cosiddetta "frana di Nalles" (o "di Tesimo"), dopo una serie d'interessanti tappe d'avvicinamento utili a chiarire la carta geologica della zona e i processi che nel corso di milioni d'anni hanno contribuito all'attuale aspetto di questo tratto della valle dell'Adige compreso tra Bolzano e Merano. Mair ha coordinato gli interventi e le squadre della protezione civile che operarono il 2 dicembre 2000 per salvare la popolazione di Nalles e rimuovere gli effetti di un evento geologico che da sempre incombe su questo abitato. Centoventimila metri cubi di detriti scesero a valle nell'occasione attraverso il rio di Grissiano e i due fronti della frana sono da allora monitorati con sistemi d'avanguardia (stazioni, riflettori, tacheometro, geofoni, pluviometri, ecc...), che coprono un'area di novantamila metri quadri e garantiscono con controlli incrociati l'evacuazione della popolazione a valle solo in caso di reale necessità.


Il rovinoso rio in esame ha rivestito per Nalles anche ruoli positivi, contribuendo alla ricchezza e alla signorilità del borgo che pare derivare il suo toponimo da nolis (il "nolo" che si pagava ai barcaioli per essere traghettati da una sponda all'altra del fiume incontrollabile per antonomasia, l'Athesis, sul quale parimenti il paese insiste): l'argento e altri minerali furono tratti per secoli dal torrente che alimentava altresì le ruote di fucine, segherie e altre imprese del luogo sorte in riva ad esso, ma il modesto corso d'acqua dal 1810 al 1815 costituì anche l'importante confine tra il Regno d'Italia a guida napoleonica e il Regno di Baviera, con Bolzano che faceva parte del primo e Merano del secondo.
Il santuario di San Giacomo sorge invece isolato a mezzacosta lungo il tracciato di un'antica strada di collegamento tra la conca di Merano e l'Oltradige (che supera la vicina chiesetta di Santa Apollonia, meta votiva prediletta di chi stava per mettersi nelle mani dei dentisti, e arriva a Boymont e Castel d'Appiano), utilizzata probabilmente in senso opposto anche dal bacino veneto di pellegrini recantisi a Santiago di Compostela attraverso la svizzera Muenstertal. Si tratta di un piccolo scrigno consacrato nel 1142 i cui affreschi medievali, riscoperti nel corso del Novecento, segnano un primigenio e inusitato punto di sintesi tra stile italo-bizantino e romanico-nordico, cui probabilmente va inoltre la palma di annoverare, sullo sfondo della raffigurazione del Sacrificio d'Isacco, la prima raffigurazione pittorica delle Dolomiti.
Illustrate loro le ragioni della capasanta come attributo del santo ucciso in Palestina e sepolto in Galizia, ridiscesi in quel di Nalles gli studenti sono stati chiamati a riflettere invece sull'ennesimo scempio autorizzato da una Pubblica Amministrazione che localmente, da oltre trent'anni, non sempre è parsa incline alla conservazione di memorie, luoghi, scorci e paesaggi che avrebbe poi viceversa la pretesa di vendere come attrazioni turistiche fuori dai confini provinciali e come collante identitario al loro interno: l'ccasione è offerta dalla residenza nobiliare Stachelburg cui, peraltro in linea con il suo nome, è stato consentito di piantarsi una "spina" nel fianco, un'ipertrofica cantina vinicola in calcestruzzo e cristallo che ha rimpiazzato il quasi impalpabile fienile di corte che ivi sorgeva, arrivando a lambire il cortile interno e le pareti del castello.
Uniche informazioni di feedback non positive provenienti dagli studenti coinvolti nell'esperienza sono circoscrivibili all'accertata mancanza di conoscenza della geografia locale da parte di tutti e alla domanda che sommessamente correva sulle bocche degli iscritti CAT: "ma il nostro indirizzo cosa c'entra con questa gita didattica"? Crediamo che dare una risposta a queste incertezze sia compito improcrastinabile, da un lato dei corsi di studio inferiori e dall'altro del nostro istituto, il cui riposizionamento culturale agli occhi dell'utenza effettiva e potenziale potrebbe meglio aderire all'importanza che la scuola è avviata ad avere nel preparare le generazioni future a una gestione consapevole e olistica del territorio in cui si troveranno a operare, in ruoli tradizionali come anche in nuove professioni. (d.b.)