II PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA
Consideriamo
i seguenti sistemi fisici:
a)
Un
corpo freddo a contatto termico con un corpo caldo
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Q
Il corpo caldo
cede spontaneamente calore al corpo freddo fino a che i due corpi
raggiungono una uguale temperatura.
b)
Un
corpo scivola su di un piano orizzontale.

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L'energia meccanica, posseduta inizialmente dal
corpo, si converte in calore (concretamente alla fine del processo il corpo è
fermo e, assieme all'ambiente circostante, è leggermente più caldo).
Cos'hanno
in comuni questi due fenomeni? Due sono le parole chiavi:
Spontaneità
Irreversibilità
Entrambi
i processi avvengono spontaneamente, non serve agire in nessun modo,
semplicemente avvengono naturalmente; entrambi i processi avvengono in modo
irreversibile, provate ad immaginare il primo processo a ritroso: due corpi ad
uguale temperatura si scambiano calore, un corpo si riscalda e l'altro si
raffredda (il tutto spontaneamente!). Ancora peggio per il secondo: un corpo
fermo improvvisamente si mette in moto e contemporaneamente si raffredda.
Notiamo
che questi due avvenimenti evidentemente assurdi non violano il I principio
della termodinamica, entrambi conservano l'energia, semplicemente
normalmente non avvengono!
I
fisici hanno pensato che dietro a questa impossibilità ad avvenire di alcuni
fenomeni ci sia un principio fisico che è stato chiamato secondo principio
della termodinamica, di seguito do due enunciati di tale legge.
ENUNCIATO1 : Non si può compiere una trasformazione termodinamica il cui unico
risultato sia il passaggio di calore da un corpo più freddo ad uno più caldo.
ENUNCIATO2 : Non si può compiere una trasformazione termodinamica il cui unico
risultato sia di convertire integralmente del calore in lavoro.
Attenzione!!!! ho sottolineato unico , in effetti possiamo compiere una trasformazione
termodinamica il cui risultato sia il passaggio di calore da un corpo freddo ad
uno caldo, il frigorifero ha esattamente questo compito, ma non lo fa
"gratis", dobbiamo compiere lavoro sul sistema, alla fine del
processo il contatore dell'ENEL non è lo stesso prima, abbiamo speso energia.
Nello stesso modo possiamo fare una trasformazione termodinamica per convertire
calore in lavoro, il motore termico ne è un esempio, ma non a rendimento pari a
1, abbiamo sempre dell'energia persa. Approfondiamo ora quest'ultimo argomento:
MOTORI TERMICI
Un
motore termico può essere schematizzato nel seguente modo:



Da
una sorgente calda alla temperatura Tc viene assorbita una quantità
di calore QASS questa viene in parte convertita in lavoro utile L e
in parte (QCED) ceduta ad una sorgente fredda alla temperatura Tf.
Notiamo che la parte ceduta non è semplicemente dovuta agli attriti o ad altri fattori
migliorabili: il secondo principio della dinamica afferma che non riusciremo
mai a progettare un motore con QCED=0. Si definisce rendimento di un
motore termico:
(1)
il
primo principio della termodinamica ci impone che
non vieta cioè che il
rendimento possa essere pari a 1, il secondo principio ci impone una
disuguaglianza più stretta.
Per
il principio di conservazione dell'energia si ha QASS=L+QCED,
ovvero L=QASS-QCED, sostituendo ciò nella (1), dopo
semplici passaggi si ottiene:
(2)
che
è un altro modo di esprimere il rendimento il quale ci tornerà utile in
seguito.
Si
dimostra che il secondo principio della termodinamica è del tutto equivalente
ad affermare che:
(3)
dove
le temperature sono espresse in °K e vale l'uguale se e solo se il motore è
reversibile, notiamo che in quest'ultimo caso possiamo far funzionare il motore
a ritroso, tutte le frecce vengono invertite, non è più un motore ma una macchina frigorifera, per
esercizio prova a disegnare la schema di un tale apparecchio.
L'ENTROPIA
Utilizzando
la (2) e la (3) determineremo un'altra formulazione del secondo principio della
termodinamica. Indichiamo con Qc il calore scambiato con la sorgente
calda (Qc=QASS) e con Qf il calore scambiato
con la sorgente fredda (Qf=-QCED perché il calore ceduto
si prende convenzionalmente con il segno meno), mettendo assieme la (2), la (3)
e le convenzioni assunte sui calori scambiati si ottiene:
relazione
questa della massima importanza, ma va generalizzata in due modi:
1)
abbiamo
parlato fino ad ora di motori termici, ma le considerazioni fatte non
cambierebbero se parlassimo di trasformazioni cicliche, d'altronde un motore
non è altro che una trasformazione ciclica (cioè che si ripete in continuazione
su di un sistema termodinamico), possiamo quindi riformulare la disuguagianza
nel seguente modo: in una trasformazione
ciclica in cui viene scambiato calore con due sorgenti la somma dei calori scambiati
divisi per la temperatura a cui vengono scambiati è minore o uguale a 0 e vale
l'uguale solo se la trasformazione è reversibile.
2)
Generalmente
non si hanno solo due scambi di calore, ma ne abbiamo molti, possiamo supporre
che se il nostro sistema scambia calore con più sorgenti (Q1 a
temperatura T1, Q2 a temperatura T2, e via
dicendo) valga la disuguaglianza:
.
Rimane
qui da dire l'ultima cosa, spesso gli scambi di calore non avvengono a
temperatura costante, poniamo che un sistema termodinamico (ad esempio un gas) passi
dallo stato A allo stato B:
possiamo immaginare di
suddividere il percorso in tanti micropercorsi in cui la temperatura sia
risultata circa costante, trovando in questo modo che ha scambiato una quantità
di calore Q1 alla temperatura T1, una quantità di calore
Q2 alla temperatura T2, e via dicendo, possiamo
nuovamente scrivere la disuguaglianza scritta sopra, per brevità di scrittura
introduciamo un nuovo simbolo:
(4)
Assumiamo
di aggiungere un REV se la trasformazione è reversibile e un IRR se è
irreversibile. Possiamo riscrivere il secondo principio della termodinamica nel
seguente modo:
(5)
e
vale l'uguale se e solo se la trasformazione è reversibile.
Notiamo
che valgono le seguenti proprietà:
(6)
(7)
Siamo
ora pronti per definire l'entropia: si definisce l'entropia come quella
grandezza che passando da uno stato A ad uno stato B varia di:
(8)
Dove
DS=SB-SA, sottolineiamo
alcune cose:
1)
non
abbiamo definito l'entropia ma la sua variazione, in effetti è una grandezza
simile all'energia potenziale, non è importante il suo valore (che non è
univoco) quanto la sua variazione.
2)
È
una funzione di stato, dipende cioè esclusivamente dallo stato termico a cui si
trova il sistema.
3)
È
definita su trasformazioni reversibili.
Poniamo
ora di compiere una trasformazione irreversibile da A a B, quanto è variata
l'entropia? Per rispondere a questa domanda immaginiamo di tornare indietro (da
B ad A) lungo una trasformazione reversibile, per la (5):

da
cui utilizzando la (7):

e
con semplici passaggi matematici:

Notiamo
che se ora prendiamo in considerazione una trasformazione generica, non
necessariamente irreversibile il secondo principio della termodinamica può
essere riformulato nel seguente modo:
In una trasformazione
termodinamica dallo stato A allo stato B vale la disuguaglianza:

dove vale l'uguale se e solo
se la trasformazione è reversibile.
In
particolare se il sistema è chiuso ed isolato (quindi non ci sono scambi di
calore) :
DS³0
ovvero
in un sistema chiuso ed isolato l'entropia non può mai diminuire!!!!!!!!